Le interazioni Farmaco-Cibo ed il Microbioma: si apre un nuovo scenario

Il Microbioma entra decisamente in gioco nella partita delle interazioni tra Farmaci e Cibo

Parlare oggi di interazioni tra farmaci e cibo, senza coinvolgere e chiamare in causa il nostro microbioma vuol dire limitare enormemente le conoscenze riguardo non solo all’efficacia di una terapia ma soprattutto al benessere stesso di un individuo.

Negli ultimi 2 anni, diversi studi pubblicati su riviste prestigiose, tra cui Cell e Nature, hanno evidenziato che esiste una stretta correlazione tra responso ed efficacia di un farmaco e il microbioma  e che il farmaco può avere un importante impatto sulla natura del nostro microbioma. Queste interazioni sono più complesse in regime di politerapia soprattutto se associate con un regime dietetico non ottimale. Le interazioni tra farmaci e intestino, ed in particolare con la composizione del microbioma, sono importanti per comprendere meglio il meccanismo d’azione del farmaco e capire come si sviluppano alcuni effetti collaterali tipici di alcune molecole (Cell 181, 1661–1679, June 25, 2020; NATURE Communications, (2020) 11:362 | https://doi.org/10.1038/s41467-019-14177-z).

È ben noto l’impatto degli antibiotici sulla composizione del microbioma intestinale, ma studi più approfonditi e basati su una determinata popolazione di pazienti, hanno evidenziato relazioni molto strette tra più gruppi di farmaci e natura del microbioma intestinale. Ad esempio, è stato notato che l’uso di inibitori della pompa protonica (PPI), farmaci che inibiscono la produzione di acido gastrico, è associato ad un aumento dei batteri tipicamente presenti nel cavo orale, nell’intestino. La metformina, un farmaco comunemente usato nel diabete di tipo II, è responsabile del cambiamento nella composizione del microbioma intestinale, in particolare con un aumento dei batteri che producono acidi grassi a catena corta.

Un differente studio ha reso evidente che, attraverso l’analisi in vitro di oltre 1000 farmaci commercializzati, anche i farmaci non antibiotici possono inibire la crescita di ceppi batterici nell’intestino. Quest’ultimo risultato è molto importante se si pensa che alcune malattie di origine immunitaria, come artrite reumatoide, infiammatoria intestinale nota come IBD e suscettibilità alle infezioni enteriche, sarebbero proprio dovute a modifiche nel microbioma intestinale. Ne consegue che i farmaci potrebbero essere essi stessi responsabili della nascita di altre patologie correlate a modifiche indotte sul microbioma. Quest’analisi rende chiaro come bisogna essere consapevoli di quali conseguenze possono nascere quando si fa uso in modo improprio e non ottimale di farmaci che hanno un elevato impatto sulla natura del microbioma.

Non ultimo, ricordiamo che ogni essere umano ha un differente microbioma intestinale, che può metabolizzare i farmaci in modo totalmente diverso. Il microbioma intestinale umano ospita, infatti, centinaia di specie batteriche con diverse capacità biochimiche. Decine di farmaci hanno dimostrato essere metabolizzati da singoli ceppi batterici isolati dal microbioma intestinale che varia, ovviamente, da individuo a individuo. Pertanto, il microbioma intestinale può essere molto importante nel metabolizzare i farmaci e, quindi, per i metaboliti che si vengono a creare. E, se da un lato può essere visto come la spiegazione razionale del fatto che alcuni sviluppano reazioni avverse o rispondono in modo differente alla terapia di un farmaco, dall’altro queste conoscenze possono essere utilizzate per lo sviluppo di farmaci da utilizzare nella medicina personalizzata.

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