COME ASSUMERE I FARMACI ONCOLOGICI PER VIA ORALE: PRE- O POST-PRANDIALE? QUESTO E’ IL DILEMMA!

Attualmente la maggior parte dei farmaci antitumorali orali vengono somministrati senza tenere troppo in considerazioni le informazioni prescrittive a riguardo in concomitanza dell’assunzione di cibo. Infatti, anche nel caso di farmaci per i quali viene indicato di essere assunti senza cibo, è pratica comune di raccomandare la loro assunzione almeno 1 ora prima o 2 ore dopo i pasti principali. Nondimeno, non è chiaro se differenti tempi di somministrazione di un agente antitumorale orale, riguardo all’assunzione di cibo, portino a differenti profili di efficacia terapeutica o di sicurezza.

Recentemente, un importante studio clinico ha dimostrato che la somministrazione post-prandiale del Lapatinib, noto farmaco usato per il carcinoma mammario, è in grado di fornire concentrazioni plasmatiche sostanzialmente più elevate rispetto alla somministrazione pre-prandiale.  Questo risultato alimenta la preoccupazione che il tempo di dosaggio rispetto al cibo possa influenzare notevolmente la biodisponibilità e le concentrazioni plasmatiche di uno specifico agente antitumorale e, successivamente, portare a risultati di trattamento non ottimali dal punto di vista terapeutico.

In un lavoro pubblicato su Journal Oncology Pharmacy Practice (2018, DOI: 10.1177/1078155217752535) è riportato un interessante studio condotto su un’indagine bibliografica e sull’etichettatura per i farmaci antitumorali orali approvati dalla Food and Drug Administration(FDA) da gennaio 2010 a dicembre 2016. In questo studio sono stati analizzati ben 44 farmaci antitumorali orali approvati durante il periodo considerato.

Sfortunatamente, come dimostrato dall’indagine bibliografica e dall’analisi dell’etichettatura riportato in questo studio,  le informazioni sull’etichettatura relative al tempo di dosaggio per i diversi farmaci antitumorali considerati, come ad esempio il LapatinibIbrutinib e Abiraterone (carcinoma prostatico), potrebbero non essere ottimali, portando a una biodisponibilità e concentrazioni plasmatiche di farmaco al di sotto di quelle terapeutiche. Questo risultato dimostra che chi prescrive i farmaci antitumorali dovrebbe ricalibrare regolarmente le informazioni relative al tempo di somministrazione e al dosaggio dei farmaci antitumorali orali, al fine di minimizzare i rischi di un’efficacia compromessa o di tossicità non intenzionale associate a concentrazioni plasmatiche non ottimali ai fini terapeutici. Inoltre, quando si osserva un notevole effetto d’interferenza del cibo verso la biodisponibilità di un determinato farmaco, è necessario effettuare ulteriori studi di interazione tra cibo e farmaci per valutare meglio l’impatto che questi possono avere in diversi momenti prima e dopo un pasto per assicurare un dosaggio ottimale. Inoltre, gli oncologi dovrebbero essere consapevoli del potenziale risultato clinico subottimale quando sono implementati differenti tempi di dosaggio con riferimento al cibo. Si comprende, pertanto, che adeguate istruzioni a riguardo i tempi di dosaggio in relazione al cibo potrebbero migliorare l’equilibrio dei benefici contro i rischi del trattamento antitumorale e la compliance del paziente, che sono cruciali per la pratica clinica oncologica.

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