Una dieta chetogenica in aiuto al trattamento dell’Epilessia

EpilessiaIl concetto di usare il cibo come coadiuvante il trattamento farmacologico di una malattia non è nuova; addirittura ci sono evidenze che questo tipo di approccio esisteva già prima dei greci. Per restare in un periodo a noi più vicino, già negli anni ’30, quando parlare di farmaci era qualcosa di estremamente innovativo, i medici hanno introdotto l’uso di prescrivere una dieta di base chetogenica per ridurre attacchi epilettici, soprattutto nei bambini. Questa pratica è nata dalla constatazione che il digiuno riduce gli attacchi epilettici poichè il fegato metabolizza (specialmente nei soggetti diabetici) gli acidi grassi in corpi chetonici chiamati β-idrossibutirrato, acido acetacetico e acetone, i quali vengono utilizzati come fonte di energia quando i livelli di glucosio sono bassi. Nessuno sa esattamente ancora oggi il perché, ma ci sono alcune evidenze cliniche che suggeriscono che i corpi chetonici possano proteggere contro l’epilessia. A basso contenuto di carboidrati, una dieta ricca di grassi crea uno stato metabolico noto col nome di chetosi, dovuto appunto alla formazione di corpi chetonici da cui la dieta prende il nome. La dieta chetogenica è però caduta in disgrazia dal 1938, a seguito della disponibilità di un farmaco chiamato Fenitoina che controlla l’attività elettrica del cervello e aiuta a ridurre la frequenza delle crisi epilettiche. Tuttavia, circa il 30% delle epilessie non rispondono ai farmaci, e questo ha spinto la ricerca verso trattamenti alternativi. Infatti, alcuni bambini continuano ad avere crisi epilettiche nonostante il trattamento con il farmaco antiepilettico mentre si osserva un miglioramento se si passa ad un trattamento con dieta chetogenica.

Uno dei primi trattamenti chetogenici è stato sviluppato da Dr. Russell Wilder, un esperto di malattie metaboliche presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, il quale nel 1921 ha ideato la dieta chetogenica classica. Questa dieta si compone di un rapporto in peso di 3:1 o 4:1 di grasso rispetto ad una combinazione di proteine ​​e carboidrati. Ciò significa che circa il 90% delle calorie giornaliere provengono da grassi, rispetto al meno del 35% raccomandato dal Dipartimento di Salute e Servizi Umani degli Stati Uniti. Una dieta chetogenica può causare effetti collaterali a breve termine, come costipazione e nausea. Effetti collaterali a lungo termine comprendono rallentato la crescita nei bambini e aumento del rischio di fratture ossee e calcoli renali. Il neurologo pediatrico Eric Kossoff del Johns Hopkins Hospital di Baltimora, nel Maryland, è uno dei principali promotori della dieta chetonica e dice che di pazienti che non rispondono ad un farmaco antiepilettico (ad esempio Fenitoina), il 30% risponderà al farmaco successivo ma più spesso si arriva al 50% se si adotta una dieta chetonica. Addirittura è più efficace quando i farmaci più comuni hanno fallito nella terapia. Il problema cruciale con una dieta chetogenica è la sua scarsa appetibilità – a causa della presenza di burro in quasi ogni pasto, ma senza pane – che è forse per questo che viene utilizzato soprattutto per i bambini piuttosto che adulti. In ogni caso si son succeduti numerosi studi e diverse varianze di dieta chetoniche.

Una di queste parte da una scoperta fatta nel 1960, quando i ricercatori hanno individuato che i trigliceridi a catena media (MCT), che si trovano in olio di cocco, se sono presenti in una dieta chetogenica, possono fornire maggiori effetti rispetto all’uso di grassi alimentari normali, che sono principalmente trigliceridi a catena lunga. La dieta MCT ideata dal neurologo Peter Huttenlocher, Università di Chicago, è restrittiva ma incorpora più carboidrati e proteine​​, perché gli MCT vengono assorbiti più facilmente dal corpo rispetto ai di trigliceridi a catena lunga. Studi clinici hanno dimostrato che la dieta MCT per essere efficace in un rapporto 4:1 grasso/carboidrati nella dieta chetogenica classica.

Nel 2005, si è sperimentato anche una dieta con basso indice glicemico (LGIT), nata da alcune osservazioni condotte su pazienti che seguono una dieta chetogenica, i quali avevano livelli di glucosio estremamente stabili. Oltre ad un alto contenuto di grassi, una dieta tipo LGIT include solo carboidrati con un indice glicemico inferiore a 50, il che significa che questi alimenti non tendono ad aumentare i livelli di glucosio nel sangue. La dieta offre più varietà poiché è permesso l’uso di alimenti a basso indice glicemico come ad esempio i cereali integrali, la verdura e i frutti di bosco.

Nonostante il successo di queste diete, il meccanismo rimane in gran parte un mistero.

In ogni caso il successo della dieta MCT suggerisce che è possibile usufruire di un maggior controllo delle crisi anche quando i farmaci non sono molto efficaci. Se ancora oggi non c’è accordo su come una dieta chetogenica possa aiutare a controllare le crisi epilettiche, è anche vero che è probabile che non ci sia un singolo meccanismo coinvolto, e che può lavorare addirittura in modo diverso nei bambini.

Beh, a questo punto non ci rimane che constatare come Ippocrate, il padre della medicina, abbia notevolmente ragione ed anticipato i tempi affermando che:

 “Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”.

 Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/MayoClinic oppure http://bit.ly/1waUBmS

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