Cosa, Come e Quanto ne Sappiamo.

Epilepsy_Drugs Capire gli effetti degli alimenti assunti quotidianamente sull’attività dei farmaci può favorire il compito dei professionisti sanitari nell’adottare le dovute precauzioni nella contemporanea assunzione di cibo e farmaci. Infatti, molti nutrienti possono interagire con i farmaci sia a livello farmacocinetico che farmacodinamico e molto spesso i risultati finali non sempre sono prevedibili. Questi imprevisti non solo possono ridurre l’effetto terapeutico sperato ma anche far nascere seri effetti tossici collaterali. Lo scopo di questo sito web è quello di fornire informazioni a riguardo delle più recenti acquisizioni scientifiche nelle problematiche che riguardano le interazioni tra Farmaci e Nutrienti. Esplora liberamente e lascia un tuo commento. Grazie!

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 Il ruolo della Glicoproteina P (P-gp) nello Sviluppo della Multiresistenza nella Terapia Antitumorale

Una delle principali cause di fallimento nella chemioterapia antitumorale è dovuta alla comparsa di processi di multiresistenza (MDR) delle cellule tumorali al farmaco. La glicoproteina P (P-gp), una pompa di efflusso coinvolta nei processi di entrata/uscita di componenti dall’ambiente cellulare, è responsabile anche dell’entrata di un farmaco all’interno della cellula. Il suo ruolo è stato ampiamente studiato per la sua associazione con la nascita della MDR dovuta ad un processo di sovraespressione della P-gp nelle cellule tumorali. Da diversi anni si stanno studiando a livello clinico, inibitori o modulatori della P-gp nella speranza di aggirare l’MDR, e incrementare il successo terapeutico. Purtroppo, ad oggi sono stati ottenuti solo limitati successi. Per questo motivo, attualmente vengono attivamente perseguite strategie alternative, come la modifica strutturale di farmaci esistenti, lo sviluppo di nuovi farmaci o la combinazione con i farmaci antitumorali di nuovi agenti per eludere l’efflusso dipendente dalla P-gp. Molti di questi studi, sebbene siano di notevole importanza, sono stati intrapresi principalmente senza una conoscenza preliminare delle modalità con cui i farmaci interagiscono con la P-gp a livello molecolare.

Proprio negli ultimi giorni del 2017 è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Medicinal Chemistry un interessante lavoro dove vengono discusi i progressi e le sfide che impediscono lo sviluppo di farmaci per inibire o eludere la P-gp (Inhibit or Evade Multidrug Resistance P-Glycoprotein in Cancer Treatment. Deepali Waghray, D.;  Zhang, Q. Publication Date (Web): December 18, 2017 (Perspective).

Il superamento di questa sfida rappresenterà sicuramente una pietra miliare nella terapia antitumorale convenzionale. Ma nell’attesa che si riesca a raggiungere questo traguardo, per i pazienti in terapia antitumorale bisogna valutare attentamente la nutrizione per impedire che si verificano processi di attivazione o inattivazione della pompa P-pg per non inficiare la riuscita terapeutica.

 Rischio di Epatotossicità dei Supplementi della Dieta

Durante l’annuale meeting AASLD (Società americana per lo studio delle malattie epatiche) “The Liver Meeting 2017” che si è tenuto a Washington dal 20-24 Ottobre 2017, e al quale hanno partecipato quasi 9500 specialisti da tutto il mondo, è stato presentato uno studio in cui si evidenzia come gran parte degli integratori contenenti un dichiarato principio attivo naturale, in realtà contengono ingredienti che non compaiono in etichetta. In base ai dati forniti dal DILIN (Drug Induced Liver Injury Network) l’istituto americano formato da sei centri clinici in tutto il paese, le analisi chimiche effettuate su molti prodotti non hanno trovato il contenuto dichiarato in etichetta.  Più precisamente, in più della metà dei campioni forniti dai pazienti registrati al DILIN così come la gran parte dei prodotti utilizzati da chi pratica il bodybuilding, presentano etichette inaccurate o prive di altri potenziali principi attivi. In ogni caso molti di questi Supplementi della Dieta contengono ingredienti epatotossici non segnalati in etichetta, i quali in seguito ad un uso sregolato possono creare gravi danni epatici. Se si considera che quasi il 50 per cento degli americani li consuma ritenendoli sicuri e utili per la salute o per migliorare le prestazioni sportive, sessuali, muscolari, e per dimagrire, si comprende allora come grave possa essere questo problema.

Gli agenti principalmente implicati includono gli steroidi anabolizzanti, estratto di tè verde e integratori nutrizionali multi-ingredienti. Gli steroidi anabolizzanti, commercializzati come supplementi nella pratica del bodybuilding, possono indurre una prolungata lesione epatica colestatica. L’estratto di tè verde, utilizzato per bruciare grassi e quindi nel ridurre peso corporeo, e molti altri prodotti, al contrario, tendono a causare una lesione acuta tipica nelle patologie associate all’epatite.

Attualmente, però, la maggior parte dei casi di danni epatica è dovuta agli integratori nutrizionali multi-ingredienti, e il componente responsabile della tossicità è di solito sconosciuta o può essere solo sospettato.

A questo importante evento scientifico il dott. Victor J. Navarro, epatologo dell’Einstein Medical Center di Philadelphia, che da anni studia questo fenomeno ha presentato dati molto allarmanti. Basti pensare che dall’analisi chimica di molti prodotti è stato possibile individuare la presenza di arsenico, cadmio, mercurio, piombo e antimonio in percentuali molto elevate fino al 56%. Purtroppo questa situazione è dovuto alla mancanza di controlli adeguati su prodotti che non sono definiti farmaci, e quindi non sono soggetti alle dure prove di sicurezza ed efficacia alle quali sono sottoposti i farmaci, ma possono avere effetti molto gravi, con danni epatici tali da condurre anche al trapianto d’organo. Negli USA è stato creato un sito governativo denominato Livertox, (https://livertox.nih.gov/), che raccoglie le segnalazioni di medici e pazienti, e che indica possibili criticità a livello epatico di supplementi della dieta a base di erbe o presunti tali.

Un’analisi più dettagliata dal punto di vista scientifico è stata pubblicata dallo stesso Dr Navarro proprio in questi giorni sulla prestigiosa rivista Hepatology (Vo. 65, pag. 363-373, 2017). E’ possibile visionare il lavoro scientifico al seguente link: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/hep.28813/abstract

 L’Associazione di Alimenti contenenti Flavonoidi con le Statine nella terapia dell’Ipercolesterolemia


E’ ben noto che l’uso delle Statine, abbinate ad un appropriato regime dietetico, rappresentano oggi la soluzione più razionale nella gestione dell’ipercolesterolemia. Sebbene siano ben note clinicamente, le interazioni farmaco-farmaco sul possibile effetto negativo delle statine, riducendone la biodisponibilità, le interazioni farmaco-cibo relative a questi farmaci restano ancora un aspetto comunemente trascurato. In particolare, i flavonoidi potrebbero interferire con la biodisponibilità delle statine attraverso diversi meccanismi, come ad esempio a livello competitivo con il citocromo P450 (CYP), le varie esterasi e trasportatori di membrana (la glicoproteina-P e tutte le proteine trasportatrici coinvolte nei processi di farmaco-resistenza). Poiché i trasportatori di membrana sono caratterizzati da una bassa specificità di substrato, gli alimenti ricchi di flavonoidi potrebbero interferire con la biodisponibilità di tutte le statine e quindi modificare la bontà del regime terapeutico. D’altra parte i flavonoidi sono anche in grado di modulare l’espressione genica di enzimi e di trasportatori, e pertanto un loro uso a lungo termine potrebbe comportare un aumento della clearance delle statine.
Negli esseri umani, le principali interazioni farmaco-cibo sono state clinicamente osservate a riguardo del succo di pompelmo abbinato alle statine, entrambi substrati per il sistema Glicoproteina-P/CYP3A4, sebbene altri succhi di frutta possono influenzare la biodisponibilità anche di quelle statine che non sono metabolizzate dal CYP. Pertanto, è bene valutare il contributo dei flavonoidi associati alle statine poiché se è vero che la loro utilità come agenti naturali nella gestione dell’ipercolesterolemia, associati alle statine potrebbero risultare inadeguate con effetti negativi nella risoluzione terapeutica. Inoltre, non bisogna nemmeno trascurare e sottovalutare gli eventuali effetti collaterali tossici conseguenti al diverso metabolizzazione dei farmaci.
Pertanto, l’anamnesi dei pazienti deve includere le informazioni dettagliate sulle loro abitudini alimentari, suggerendo il monitoraggio terapeutico e l’annotazione di ogni possibile caso di interazione tra la statina prescritta e l’alimentazione corrente del paziente (Current Drug Metabolism, Vol. 18, 12 Issues, 2017).

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