Cosa, Come e Quanto ne Sappiamo.

Epilepsy_Drugs Capire gli effetti degli alimenti assunti quotidianamente sull’attività dei farmaci può favorire il compito dei professionisti sanitari nell’adottare le dovute precauzioni nella contemporanea assunzione di cibo e farmaci. Infatti, molti nutrienti possono interagire con i farmaci sia a livello farmacocinetico che farmacodinamico e molto spesso i risultati finali non sempre sono prevedibili. Questi imprevisti non solo possono ridurre l’effetto terapeutico sperato ma anche far nascere seri effetti tossici collaterali. Lo scopo di questo sito web è quello di fornire informazioni a riguardo delle più recenti acquisizioni scientifiche nelle problematiche che riguardano le interazioni tra Farmaci e Nutrienti. Esplora liberamente e lascia un tuo commento. Grazie!

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 L’Importanza delle Tempistiche di Somministrazione dei Farmaci Antitumorali

Abbiamo più volte parlato dell’importanza di conoscere le modalità di somministrazione dei farmaci antitumorali per via orale in relazione ad un determinato regime dietetico. Ancora più importante è conoscere le tempistiche di somministrazione del farmaco.

Attualmente, per molti farmaci antitumorali orali approvati dalla FDA, si raccomanda la loro somministrazione almeno 1 ora prima o 2 ore dopo un pasto, secondo le informazioni di prescrizione. Tuttavia, l’effetto a riguardo alle modalità di tempo di somministrazione di un agente antitumorale orale rispetto all’assunzione di cibo rimane poco chiaro. Come dimostrato dall’indagine effettuata negli Stati Uniti dal 2010 al 2016 analizzando la bibliografica di approfonditi studi clinici e l’analisi dell’etichettatura per farmaci antitumorali orali approvati dalla Food and Drug Administration (FDA), le informazioni relative ai tempi di dosaggio per diversi farmaci antitumorali si sono rivelate non ottimali, portando a una biodisponibilità subottimale del farmaco e, quindi, a concentrazioni plasmatiche ridotte del farmaco stesso (J Oncol Pharm Practice 0(0) 1–5, 2018, DOI: 10.1177/1078155217752535). 

Questo risultato suggerisce la necessità di ricalibrare regolarmente le informazioni contenute nel foglietto illustrativo a riguardo ai tempi di dosaggio dei farmaci antitumorali orali al fine di minimizzare i rischi di compromissione dell’efficacia o di tossicità del farmaco.

Ben 22 dei 44 farmaci oncologici per via orale attualmente in uso negli USA (50%), sono stati approvati per essere amministrati senza restrizioni a riguardo l’assunzione di cibo. L’effetto del tempo di dosaggio in termini pre-prandiale rispetto a quello postprandiale sulla biodisponibilità del farmaco è stato esaminato in solo 2 farmaci (9%), cioè per ibrutinib e axitinib. Per 14 farmaci (32%) per i quali la prescrizione indica da somministrare a stomaco vuoto, in realtà in solo 5 di essi (36%) sono stati condotti studi sulla tempistica alimentare cioè per erlotinib, abiraterone, nilotinib, lapatinib, e sonidegib. Per gli altri 9 non sono stati mai effettuati studi in merito alla loro tempistica di assunzione rispetto al cibo.

Tanto è vero che per i farmaci erlotinib e nilotinib, i picchi di concentrazioni plasmatiche (AUC) sono aumentati del 33% e del 44%, rispettivamente, quando sono stati somministrati 2 ore dopo il cibo rispetto a quando somministrati almeno 1 ora prima del pasto. Addirittura, il valore AUC per i due farmaci era leggermente superiore del 15% e 33% già prima delle 2 ore dopo lo stato prandiale rispetto allo stato di digiuno pre-prandiale di 1 h. 

Questi risultati evidenziano come sia importante conoscere le istruzioni ottimali relative ai tempi di somministrazione dei farmaci antitumorali per migliorare l’equilibrio dei benefici contro rischi di trattamento antitumorale e migliorare la compliance del paziente, entrambi fattori cruciali per la pratica clinica oncologica.

Sfortunatamente, come mostrato dal sondaggio della letteratura e analisi delle informazioni rilasciate per i farmaci, le informazioni sull’etichettatura relative tempi di dosaggio per diversi farmaci antitumorali, come lapatinib, ibrutinib e abiraterone, potrebbero non essere ottimali, portando a una ridotta biodisponibilità con valori plasmatici dei farmaci non in regola con quelli terapeutici. 

Infine, va anche evidenziato come la composizione del cibo influenza notevolmente la biodisponibilità di un farmaco, per cui occorrono ulteriori studi che valutino l’impatto della composizione del cibo sulla natura delle interazioni farmaco-cibo.

Per questo motivo, gli oncologi e tutti i professionisti del settore sanitario dovrebbero essere consapevoli del potenziale risultato clinico non ottimale in caso di differenti tempi di dosaggio di un farmaco antitumorale con riferimento al cibo e alla sua composizione.

 Le Interazioni Farmaco-Micronutrienti: il ruolo del Farmacista

Il termine micronutriente è utilizzato per contrassegnare le vitamine, i sali minerali e gli oligoelementi essenziali della dieta per sostenere praticamente tutti le normali funzionalità  cellulari e molecolari. È ampiamente riconosciuto che la mancanza a carico di uno specifico micronutriente rappresenta un problema rilevante di salute pubblica, soprattutto nella popolazione anziana.

L’aumento della popolazione anziana è associato sempre più con un numero crescente di pazienti con più patologie, che soffrono di malattie associate all’alimentazione e di solito dipendono da una farmacoterapia complessa. Ad esempio uno studio effettuato in Scozia ha evidenziato una prevalenza complessiva di multimorbilità in pazienti anziani del 23,2%. Una recente analisi trasversale in Germania con più di 10.000 partecipanti di età superiore ai 50 anni, ha rivelato che più del 95% dei pazienti con osteoporosi presentano almeno una malattia coesistente. La prevalenza della multimorbidità nella popolazione aumenta con l’età e porta inevitabilmente alla polifarmacoterapia. La polifarmacoterapia è una delle maggiori preoccupazioni negli anziani, tanto che si stima che sempre più pazienti (più del 55%) assumono più farmaci su base giornaliera. Questa condizione, tuttavia, aumenta il rischio di reazioni avverse non soltanto di natura farmaco-farmaco ma anche di tipo farmaco-micronutriente.

Le vitamine e altri micronutrienti hanno un’importanza considerevole nella prevenzione e nel trattamento delle malattie legate all’alimentazione.

Le interazioni tra farmaci e micronutrienti hanno ricevuto fino ad oggi poca attenzione nel mondo medico e farmaceutico, sebbene siano molti i casi clinici riportati in letteratura.  Poiché sono utilizzati sempre più farmaci nel trattamento dei pazienti anziani, questa problematica è sempre più rilevante. Per questo motivo, bisogna prestare maggiore attenzione sulle potenziali interazioni farmaco-micronutrienti. Occorre sensibilizzare medici e farmacisti sul possibile ruolo dei farmaci nelle carenze di micronutrienti. In questo contesto, il farmacista, in quanto esperto di farmaci, assume un ruolo determinante.

Come nessun altro professionista del settore sanitario, il farmacista è particolarmente predestinato e chiamato a svolgere questo ruolo. In particolare, pazienti in terapia con famaci quali inibitori della pompa protonica, diuretici e le statine dovrebbero essere monitorati per possibili carenze di micronutrienti indotte.

Una recente review (Uwe Gröber, Joachim Schmidt & Klaus Kisters (2018): Important drug micronutrient interactions: A selection for clinical practice, Critical Reviews in Food Science and Nutrition, DOI: 10.1080/10408398.2018.1522613) tratta questa problematica in modo molto approfondito e può rappresentare per medici e farmacisti un punto di riferimento per limitare l’insorgenza di carenze di micronutrienti, sia negli anziani che nei pazienti in regime di polifarmacoterapia.

 FuturoRemoto 2018. RI-GENERAZIONI – 8-11 Novembre Città della Scienza

Domani inizia l’evento e io con i miei colleghi del Dipartimento di Farmacia siamo li ad aspettarvi!!

Una giornata ricca di eventi stimolanti per tutti!!

 

 

 

 

 

 

 

Ore 10-12: Ri-Educhiamo ad un buon uso dei Farmaci

Download la presentazione!!!

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